Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Annibale Caro [1507 - 1566]

Rime [1757]
CXVII
M. Francesco Mancini, al Caro.

   CARO, cigno sublime, appo cui perde
quei che sì dolce già cantò su l’Ebro,
al cui canto divino il mio cor, ebro
di dolce ambrosia, ogni pensier disperde;
   lunge da voi l’altr’ieri in su la verde
riva così meco lagnossi il Tebro:
— MANCINO, amor di mirto e di ginebro
m’invola chi mie sponde orna e rinverde.
   Lasso, com’or lieto esser posso? e come
placido al mar render suo dritto? Or prato
senza fior sembro e senza lume il giorno.
   E tu che fai? qual sei? tu, che ’l suo nome
chiami con tanto onore? Io da l’usato
mio letto infin là suso ergo il mio corno.




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