Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Annibale Caro [1507 - 1566]

Rime [1757]
LXXV
Il signor Molza, al Caro.

   Voi, cui Fortuna lieto corso aspira,
ANNIBAL mio, l’amata vostra spene
cantando, or forse il Tebro e l’Aniene
fermate al suon de l’una e l’altra lira.
   Qui, dove sono a me medesmo in ira,
basta segnar del Po le pure arene
del nome di colei che ’n doglie e ’n pene
di sì lontano, ovunque vuol, m’aggira.
   Quanto è del mio più queto il vostro stato;
che presso ardete a quel soave foco
che vi può far d’eterna laude degno.
   Me, per languir mai sempre e pianger nato,
par ch’aggia a schivo ogni abitato loco;
o ancor pur voi non mi prendiate a sdegno.




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