Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Guido Casoni [1561 - 1642]

Da “Ode”
II
La lucciola foriera della notte e visitatrice delle ombre, pare che faccia alla sera un sacrificio del suo lume, poiché il fuoco di lei ardendo senza bisogno di materia, risplende e non consuma; il rogo lucido fiammeggia e l’olocausto acceso giamai non manca, e mentre con rapidi voli fugge e ritorna, ora scoprendo il suo lume, ora calandolo, forma quasi un misto d’ombre e di luce. Questa diede occasione al signor Giulio Melchiori, gentiluomo non meno agiato per copiose ricchezze, ch’ornato di virtù e d’animo veramente reale, di discorrere intorno alle sue meravigliose qualità, mentre egli godeva con altri gentiluomini la soavità dell’aria della sera tra le delizie del suo nobilissimo giardino, onde l’autore, che ama soggetto di tanto merito, scrisse l’oda che segue.

   Luccioletta gentile,
mentre scherzi e t’aggiri,
fai a l’ombre un monile
co’ tuoi lucidi giri.
Spiritosa facella,
rubin volante e fuggitiva stella,
   tu le tenebre indori
co’ tuoi voli lucenti.
Son grana i tuoi rossori,
oro i tuoi raggi algenti,
e sei nel basso mondo
un piropo animato e vagabondo.
   Tu sei de l’ombre il fregio,
la pittura, il baleno,
l’ostro, le pompe e ’l pregio,
bell’Espero terreno;
ond’a noi parer suole
notte il tuo fosco e ’l tuo bel foco il sole.
   Tenebrosa vagante,
che negreggi e riluci,
e quasi cielo errante
porti l’ombre e le luci,
tu voli senza piume,
nuova auriga di tenebre e di lume.
   E mentre ardendo voli,
fiaccola solitaria,
riso de’ l’ombre, suoli
con aurei tratti l’aria
ricamar, quasi belle
liste dorate di cadenti stelle.
   Con viaggio soave
vai per l’aria solcando,
nuova animata nave,
pur tue merci arrecando
porpore de l’aurora,
e porti il lume in poppa e l’ombre a prora.
   Fiaccoletta de’ campi,
facellina degli orti,
mente di foco avvampi,
mentre eclissata porti
le tue stellette spente,
sei l’occaso a te stessa e l’oriente.
   Cara luce ombreggiata,
picciol sole notturno,
bella notte stellata,
fosco lampo diurno,
tu, luminosa e nera,
fai che a noi splenda emula al dì la sera.
   Or fuggi e ti dilegui,
cinta di raggi aurati,
or la mia Delia segui
co’ i tuoi voli dorati;
ond’al tuo lume veggio
fra l’ombre il sol, mentre il mio sol vagheggio.




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