Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Giovan Battista Giraldi [1504 - 1573]

Le Fiamme [1548]
Parte prima
IV

   Né sì crudel giamai, né così bella
donna tra noi discese,
come costei, che ’l cor, lasso, mi fura;
nemica di mercé, che senza spene
d’uscirne mai, mi tiene in sì gran doglia;
che, di ben priva, l’alma mia smarrita
è solo al pianger desta.
   Quantunque sia d’Amor, di me rubella,
chi ’l cor prima m’accese,
col vivo lume ch’ogni luce oscura,
l’antica fiamma in me manco non viene,
anzi a seguirla Amor via più m’invoglia,
quant’ella schiva più d’esser seguita,
fuggendo altiera e presta.
   Che gli occhi miei, che sol son vaghi d’ella,
non sanno da l’accese
luci levarsi, in cui pose natura
fatica tanta, perché fosser piene
di quanto bello in uom mortal s’accoglia,
che la lor viva luce a sé gl’invita,
quanto più duol gli presta.
   Tant’è grave il mio mal, la doglia fella,
quant’ella di cortese
scuopre ne l’aspra sua dolce figura;
pudica e altiera sì, che non sostiene
ch’altri senza suo danno in mortal spoglia
per essa viva; ahi crudeltà infinita,
ch’altrui così molesta.
   Assai pur ponno, Amor, le tue quadrella,
come mostran tue imprese,
né contra lor cor ostinato dura;
ma amica di pietade unqua non viene,
per tuo valor, chi d’ogni ben mi spoglia,
e d’onor priva te, contra te ardita,
non men bella ch’onesta.
   Fiero il destino, e fiera fu la stella,
in cui costei mi prese,
e fiero il nodo, onde con legge dura
m’entrica via più assai, che non conviene,
la fiera man, perché mai non mi scioglia,
e giunga a riva senza alcuna aita
mia vita afflitta e mesta.
   Veggio che ’l Cielo a morte mi rappella,
perch’il laccio mi tese,
e sorda a’ prieghi miei, fuor di misura,
nudrica il crudel cor de le mie pene;
e ’n me non manca l’ostinata voglia,
anzi ravviva più, quant’è ferita
più l’alma mia da questa.
   Poscia ch’è di costei l’alma mia ancella,
e a la morte palese
mi scorge Amor, per mia fiera ventura,
districa morte il nodo, in cui mi tiene
chi cagion è che sì m’affliga e doglia;
e a l’altra riva manda la partita
alma da la fral vesta.
   Donna né diva mai fu in questa vita
sì bella o sì rubesta.




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