Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Antonio Ongaro [1560 - ca1593]

Rime [1620]
Parte prima
96
Celebra alcune nozze.

   Qual al tempo novello
de la stagion più verde,
ch’a’ fiori il ghiaccio, al dì la notte cede,
veggio il ciel farsi bello,
e ’l giallo e ’l perso e ’l verde
fregiar le piagge al novo april che riede;
sento d’aura, che fiede
le frondi, un mormorio,
e i dipinti augelletti
alternar i lor detti;
qui garrir Filomena, ivi un bel rio.
Amor ride e festeggia,
e con Natura a par scherza e gareggia.
   Opra è questa d’Amore,
che da un bel volto spira
nove virtù, ch’il verno orrido infiora;
quindi tragge il colore
l’erbetta, e quivi mira
avolte in un le sue delizie Flora.
Non così dolce l’ôra
susurrar tra le foglie
s’ode, o cantar sirena
fra l’onde, o ninfa in scena,
com’ogni dolce in un parlar s’accoglie.
Ben ti puoi dir felice,
o di nome e d’effetti BEATRICE.
   Per te gravido il grembo
ha di Giove la figlia,
e, qual iride al sol, si tinge e ride;
per te di fiori un nembo
sparge, e si riconsiglia
d’amar Favonio, et a le piagge arride.
Ma tu l’arme omicide
tratti, bella guerriera,
e di rigore armata
riamar nieghi amata,
a’ sembianti angioletta e nel cor fera;
e qual pianta ch’abonda
sol di fior, senza amor vivi infeconda.
   Ah, non sai, semplicetta,
ch’il cielo e ciò che miri
opra è sola d’Amor? Amor informa
il mondo; Amor diletta,
e fa che viva e spiri,
del suo foco animata, ogn’altra forma;
senza Amor par che dorma
ogni gentil costume;
e virtute e bellezza
poco o nulla si prezza,
ch’Amor è in loro il pregio, Amor è il lume.
Odi, che già ti chiama
in silenzio, e ti dice: ama chi t’ama.
   Ei, scherzando nel viso
d’un giovinetto figlio,
i suoi diletti a vagheggiar t’invita;
mira come ad un riso
s’apre la rosa e ’l giglio,
e luce appar, qual d’oriente uscita.
Qual coppia più gradita
vedrà d’amanti il sole,
quando fia volto a volto
e petto a petto accolto
e i ligustri congiunti a le viole?
Vieni, Imeneo, ch’un dardo
d’Amor gli ha punti al lampeggiar d’un guardo.
   L’amoroso veleno
correre al cuor pian piano
sente la verginella, e in sé dubbiosa
non sa quel che nel seno
s’asconde, e tace; e in vano
scuote la fiamma, che scoprir non osa.
Pur talor baldanzosa
s’allegra, e nel sembiante,
a un dolce impallidire,
che l’interno desire
de l’alma addita, si discopre amante;
e quanto più lo vela
rossor pudico, tanto men si cela.
   Ma tu, nobil garzone,
che pensi? a che pur lento
ten stai, qual uom che nulla speri o poco?
Giungi al pensier lo sprone,
al desir l’ardimento,
e col tuo si contempri il suo bel foco.
Non ha con Amor loco
rispettosa temenza,
[...]
e di negar insegna.
Va’, prega, osa, rapisci, bacia, e senza
tema, ch’ad Amor piacque
sempre il furto, e di furto anco esso nacque.
   Ben puote ella di sdegno
al primo incontro armarsi,
e far d’orgoglio a le tue voglie scudo;
ma non però ch’un segno
di pietate destarsi
non si scorga fra l’ire e ’l cor men crudo.
Mira in fronte, che ignudo
ella il desio ti spiega,
e un non so che di dolce
spira, che piaga e molce;
e, dubbia e certa, in un promette e nega:
sì, vuol dir, se ben tace,
e ne’ silenzii suoi diletta e piace.
   Che veggio? ecco la vaga
al suo diletto in braccio
nuda si giace, onde ha vergogna e tinge
[...]

6: nuovo > novo; unica oscillazione nel canzoniere. 87. [...]: manca un verso. 108. [...]: qui la canzone si interrompe.





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