Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Antonio Ongaro [1560 - ca1593]

Rime [1620]
Parte prima
12
Detesta la vanità dell’altre, lodando la semplicità della sua donna.

   Di ricca altera donna,
che in gran città si pregi,
più pomposa che bella, altri s’accenda;
che con dorata gonna
e di gemme e di fregi,
quasi un’iride al sol, fiammeggi e splenda;
che dal cristallo apprenda
ognor costumi e modi,
come or perle or rubini
sparga sui falsi crini,
e come quello increspi e questo annodi;
in cui l’ornato sia
più da stimar che la beltà natia.
   Che la mia pastorella,
per cui mi struggo e moro,
sola par preziosa agli occhi miei;
né val tanto quanto ella
qual si voglia tesoro,
o quante ricche conche han gli Eritrei;
poiché ripose in lei
prodiga la natura
tutte le sue ricchezze,
che son pure bellezze.
E beltà natural pompe non cura,
perch’ha fregi di quelli
che può dar la fortuna assai più belli.
   [...]

Nota: il resto della canzone è andato perduto.





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