Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Pietro Bembo [1470 - 1547]

Rime [1548]
Rime rifiutate
XIII

Quel che sì grave mi parea pur dianzi,
or m’è sì lève, che vago ne sono,
e menzogna parrà s’io ne ragiono.
Tu mi furasti il core,
Amor, con gli occhi vaghi di costei,
mentr’io nel lor splendore
tenea mirando intenti i spirti miei.
Lasso, che poi non fei
per riaverlo e di mia vita in forsi
non star senz’esso, sì com’io credea,
lo mio fero destin sempre colpando?
Per qual poggio non corsi
e valle e riva, pur di lui cercando?
Lagrime e preghi a qual ninfa non porsi?
E valse al fin che, s’io l’andai chiamando,
un giorno, alor che men speme n’avea,
al suon di quel lamento ei si rivolse.
Ma che frutto sen colse?
che m’è giovato il mio lungo dolore?
O quanto in van si spargon molti pianti!
o corso pien d’errore!
o senza legge stato degli amanti!
Ché tosto ch’io m’accorsi
che viver senza l’alma si poeta,
a’ begli occhi ne fei cortese dono,
e del mio folle error chiesi perdono.
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