Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Pietro Bembo [1470 - 1547]

Rime [1548]
Rime rifiutate
III

   Dolce mal, dolce guerra e dolce inganno,
dolce rete d’Amor e dolce offesa,
dolce languir e pien di dolce affanno.
   Dolce vendetta in dolce foco accesa
di dolce onor, che par giamai non have,
principio de la mia sì dolce impresa.
   Dolci segni, ch’io seguo, e dolce nave,
che porti la mia speme a dolce lido
per l’onda del penser dolce e soave.
   Dolce infido sostegno e cader fido,
dolce lungo dubbiar e saper corto,
dolce chiaro silenzio e roco grido.
   Dolce bramar giustizia e chieder torto,
dolce andar procacciando i danni suoi,
dolce del suo dolor farsi conforto.
   E dolce stral, che ’l cor d’ambeduo noi
ferendo intrasti là, dove altro mai
non passò prima e non passerà poi.
   Dolce del proprio ben sempre trar guai,
e gir poi del suo mal alto cantando
dolci ire, dolci pianti e dolci lai.
   Dolce tacendo, amando e desiando
romper un sasso, e raccender un gelo
pregando, sospirando, lagrimando.
   Dolce dinanzi agli occhi ordirsi un velo,
che non lasci veder, perché si miri,
fronda in selva, acqua in mar o stella in cielo.
   Dolce portar in fronte i suoi desiri,
e dentro aver il foco, e d’ogni ’ntorno
mandar da lunge ’l suon de’ suoi martìri.
   Dolce via più temer di giorno in giorno,
et ardir meno, e sol d’una figura
a l’alma specchio far la notte e ’l giorno.
   Dolce aver più d’altrui che di sé cura,
e governar due voglie con un freno,
e ’n comune recar ogni ventura.
   Dolce non esser mai beato a pieno,
né del tutto infelice, e dolce spesso
sentirsi inanzi tempo venir meno,
   e per cercar altrui perder se stesso.




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