Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Pietro Bembo [1470 - 1547]

Rime [1548]
LXXIII

   A quai sembianze Amor Madonna agguaglia,
dirò senza mentire;
pur ch’altri non s’adire,
o ’n mercede appo lei questo mi vaglia.
Un sasso è forte sì, che non s’intaglia;
altro per sua natura
empie, e giamai non sazia, occhio che ’l miri.
Così contenti lascia i miei desiri,
sazii non già, di quella petra dura,
che d’ogni oltraggio uman vive secura,
la dolce vista angelica beatrice,
de la mia vita e d’ogni ben radice.
   Là dove ’l sol più tardo a noi s’adombra,
un vento si diparte,
lo qual in ogni parte
i boschi al suo spirar di fronde ingombra,
che la fredda stagion dai rami sgombra.
Così de lo mio core,
ch’è selva di pensieri ombrosa e folta,
quand’ogni pace, ogni dolcezza è tolta;
però che sempre non consente Amore
ch’un uom per ben servir mieta dolore,
del suo dolce parlar lo spirto e l’aura
subitamente ogni mio mal restaura.
   Nasce bella sovente in ciascun loco
una pianta gentile,
che per antico stile
sempre si volge inver’ l’eterno foco.
Or poi che mia ventura a poco a poco
tanto inanzi mi chiama,
farò quasi fanciul, che teme e vole:
come quel verde si rivolge al sole,
e lui sol cerca e riverisce et ama,
s’io potessi adimpir antica brama,
similemente et io sempre amaria
l’alto splendor, la dolce fiamma mia.




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