Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Pietro Bembo [1470 - 1547]

Rime [1548]
LXXII

   Gioia m’abonda al cor tanta e sì pura,
tosto che la mia donna scorgo e miro,
che ’n un momento ad ogni aspro martiro,
in ch’ei giacesse, lo ritoglie e fura;
e s’io potessi un dì per mia ventura
queste due luci desiose in lei
fermar, quant’io vorrei,
su nel ciel non è spirto sì beato
con ch’io cangiassi il mio felice stato.
   Da l’altra parte un suo ben lève sdegno
di sì duri pensier mi copre e ’ngombra,
che, se durasse, poca polve et ombra
faria di me, né poria umano ingegno
trovar al viver mio scampo o ritegno;
e se ’l trovasse, non si prova e sente
pena giù nel dolente
cerchio di Stige e ’n quello eterno foco,
che posta col mio mal non fosse un gioco.
   Né fia per tutto ciò che quella voglia,
che con sì forte laccio il cor mi strinse,
quando primieramente Amor lo vinse,
rallenti il nodo suo, non pur discioglia,
mentre in piè si terrà questa mia spoglia;
ché la radice onde ’l mio dolor nasce,
in guisa nutre e pasce
l’anima, che di lui mai non mi pento,
anzi son di languir sempre contento.
   Canzon, e vo’ ben dir cotanto avanti:
fra tutti i lieti amanti
quanto dolce in mill’anni Amor comparte,
del mio amaro non val la minor parte.




5




10




15




20




25




30

poesialirica.it - gennaio 2008 - Ideazione e realizzazione a cura di admin@poesialirica.it