Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Pietro Bembo [1470 - 1547]

Rime [1548]
XXXV

   Amor è, donne care, un vano e fello,
cercando nel suo danno util soggiorno,
altrui fedele, a sé farsi rubello;
   un desiar, ch’in aspettando un giorno
ne porta gli anni e poi fugge com’ombra,
né lascia altro di sé che doglia e scorno;
   un falso imaginar, che sì ne ’ngombra
or di tema or di speme e strugge e pasce,
che del vero saper l’alma ne sgombra;
   un ben, che le più volte more in fasce;
un mal, che vive sempre, e se per sorte
talor l’ancidi, più grave rinasce;
   un agli amici suoi chiuder le porte
del cor, fidando al nemico la chiave,
e far i sensi a la ragione scorte;
   un cibo amaro e sostegno aspro e grave,
un digiun dolce e peso molle e lève,
un gioir duro e tormentar soave;
   un dinanzi al suo foco esser di neve
e tutto in fiamma andar sendo in disparte,
e pensar lungo e parlar tronco e breve;
   un consumarsi dentro a parte a parte,
mostrando altrui di for diletto e gioia,
e rider finto e lagrimar senz’arte;
   un, perché mille volte il dì si moia,
non cercar altra sorte e gir contento
a la sua ferma e disperata noia;
   un cacciar tigri a passo infermo e lento,
e dar semi a l’arena, e pur col mare
prati rigar, e nutrir fiori al vento;
   le guerre spesse aver, le paci rare,
la vittoria dubbiosa, il perder certo,
la libertate a vil, le pregion care,
   l’entrar precipitoso e l’uscir erto,
pigro i patti servar, pronto il fallire,
di poco mèl molto assenzio coperto,
   e ’n altrui vivo, in se stesso morire.




5




10




15




20




25




30




35


poesialirica.it - gennaio 2008 - Ideazione e realizzazione a cura di admin@poesialirica.it