Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Pietro Bembo [1470 - 1547]

Rime [1548]
XXV

   Felice stella il mio viver segnava
quel dì ch’inanzi a voi mi scorse Amore,
mostrando a me di fore
il ben che dentro agli altri si celava,
in tanto che ’l parlar fede non trova.
Ma perché ragionando si rinova
l’alto piacer, i’ dico che ’l mio core,
preso al primo apparir del vostro lume,
l’antico suo costume
lasciando incontro al dolce almo splendore,
si mise vago a gir di raggio in raggio,
e giunse ove la luce terminava,
che gli diè albergo in mezzo al vivo ardore.
Ma non si tenne pago a quel viaggio
l’ardito e fortunato peregrino;
anzi seguì tant’oltre il suo destino,
ch’ancor cercando più conforme stato
a la primiera vita, in ch’era usato,
passò per gli occhi dentro a poco a poco
nel dolce loco ove ’l vostro si stava.
E quei, come dicesse: — Io men vo’ gire
dritto colà donde questi si parte,
ché stando in altra parte
quell’innocente ne potria perire —
sen venne a me stranier cortese e fido.
Da indi in qua, come in lor proprio nido,
spirando vita pur a l’altrui parte,
meco il cor vostro e ’l mio con voi dimora.
Né loco mai né ora,
che gli altri amanti sì spesso diparte
e di vera pietade li depinge,
pò noi un sol momento dipartire;
con tal ingegno Amor, con sì nov’arte
fe’ la catena che ne lega e stringe.
E quanto in duo si sprezza o si desia,
è bisogno che sia
sprezzato e desiato parimente;
ché l’un per l’altro a se stesso consente.
Così si prova in questa frale vita
gioia infinita senza alcun martìre.




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