Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Giacomo Lubrano [1619 - 1692]

Da “Scintille poetiche” [1692]
XVI
Prosopopea.

   Arte è la vita mia: tesso e ritesso
le viscere spremute in bave d’oro,
né pur del chiuso boccio ove dimoro
m’è di volar al fin sempre concesso.
   Salendo in su di vil ginestra, appresso
le rovine al mio serico lavoro.
Così filando i giorni, arso mi moro,
Parca, prefica insiem, tomba a me stesso.
   Povero già, serpendo in verdi prati
gustai d’erboso suol dolci le brine,
senza l’ira temer d’incendi ingrati.
   Ricco, crebbi a l’insidie, a le rapine.
Apprenda l’uom da me che avari i fati
più corrono a spogliar chi ha d’oro il crine.




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