Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Ciro di Pers [1599 - 1663]

Poesie [1677]
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Predestinazione.

   «O Muse, o voi ch’ove ’l Castalio inonda
bever torbidi umori a sdegno avete,
ma del sacro Giordan lungo la sponda
v’è diletto appagar più nobil sete,
   datemi note ad abbassar possenti
l’orgoglio ond’uomo in suo voler si fida,
e si crede appressar gli astri lucenti,
se sua cieca ragion prende per guida.
   Ah, che gli occhi de l’alma adombra a l’uomo
caliginoso orror di nebbia inferna,
da che la destra a l’interdetto pomo
stendendo offese la giustizia eterna.
   Quinci da false imagini di bene
deluso, ognor va d’uno in altro errore,
né pur in mente un sol pensier gli viene
che l’inviti a calcar strada migliore.
   Né forza ha d’esequir quanto comanda
la sacra legge del verace nume,
se divino favor dal ciel non manda
di grazia in lui non meritato lume.
   Alor co ’l proprio arbitrio al ben ch’intende
e volontario e libero si move;
alor per l’erta faticosa ascende,
che sono a sciolto piè facili prove.
   Alor declina i precipizii; alora
fugge i delitti infra i diletti ascosi;
non han per lui sirene arte canora,
non han per lui vaghezza ostri pomposi.
   Tutto in virtù di quell’interna aita
che a suo piacer il gran motor dispensa,
dagl’influssi di lui l’anima ha vita;
egli la pasce d’invisibil mensa.
   Nulla abbiam che sia nostro; il vanto cessi
d’un retto oprar, d’una costante fede;
diasi sol lode a Dio; da lui concessi
tai doni son, né merto alcun precede.
   L’alto voler di Dio, prima che l’ali
spiegasse il Tempo a infaticabil volo,
avea descritti entro gli eterni annali
gli eletti ad abitar là sovra il polo.
   A questi ei preparò gli empirei seggi,
a questi agevolò gli aspri sentieri;
tu che ti fidi in tuo poter, vaneggi;
giunger là senza scorta indarno speri.
   Ben ha folle pensier chi si promette
più di sé che di Dio. Fidiamci in lui,
e stimiam libertà ciò ch’ei commette
pronti esequir, se troviam forze in nui.
   Dannasi l’empio: è di giustizia effetto.
Salvasi il giusto: è di clemenza dono.
Questo è da diva man guidato e retto,
quei lasciato a se stesso in abbandono.
   “Non viene a me, non viene alcun, se retto
non è dal Padre mio. Prestisi fede
a le voci del vero. Alcun affetto
non perderò di quel ch’egli mi diede”.
   Sì disse il Verbo. È temeraria inchiesta
del consiglio divin cercar ragione
perché quella a sé tragga e lasci questa
alma cader ne l’infernal prigione.
   D’infinito saper scarsa misura
son pochi raggi d’intelletto umano,
quanti a noi la sensibile natura
secreti asconde, e ’l ricercarli è vano.
   Ei che del ciel le stelle, ei che l’arene
numerate ha del mar, solo comprende
perché patisce l’un dovute pene
e l’altro a premi non dovuti ascende.
   Ma non quinci al peccar porgan licenza
sciocchi argomenti, e dica alcun: “L’abisso
o ’l ciel m’attende, né cangiar sentenza
puossi di quel ch’eternamente è fisso;
   perché, duro a me stesso, ogn’or con prieghi
inutilmente ho da stancar gli altari,
se ’l decreto del ciel non fia che pieghi
quando a me pene o premi egli prepari?
   Dunque fia meglio a’ lieti scherzi intento
passar con Bacco e con Ciprigna il giorno,
e i fugaci piacer stringer contento,
di tempestive rose il crine adorno”.
   Stolto, non t’ingannar. Ciascun l’inferno
co ’l suo voler, co ’l suo poter s’acquista;
e la colpa onde merchi il danno eterno
destinata non è, ma sol prevista.
   Ma per salir al ciel non solo i fini,
ma i mezi ancor son preparati; a Dio
sol ne guida un sentier; mentre il cammini
forse puoi dir: “Son degli eletti anch’io”.
   Ma se per altra via t’inoltri, o quanto
hai ragion di temere; e ’n fra i timori
d’un danno eterno ancor ti darai vanto
di goder liete mense e lieti amori?
   Amareggiati e miseri contenti,
che da la via del ciel trânno in disparte.
Deh, stiam quanto si puote al cielo intenti,
grazie rendendo a chi l’oprar comparte».
   Di divina rugiada il seno asperso,
ne’ dotti fogli suoi così ragiona,
a le bestemmie di Pelagio averso,
il saggio, il santo ond’è famosa Ippona.

8: cagion > ragion. 11: fa > da. 21: col > co ’l, oscillazione. 35: Dio > a Dio. 38: tempo > Tempo. 53: ratto > retto. 59: traggi > tragga. 63: quanto noi > quanti a noi. 75: preghi > pieghi. 76: si aggiunge il punto interrogativo a fine v. 77: sia > fia. 92: si aggiunge il punto interrogativo a fine v.





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