Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Ciro di Pers [1599 - 1663]

Poesie [1677]
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Al signor Giulio Antonio Frangipani, per la rotta data a’ francesi sotto Tionville. Si loda il signor generale duca Piccolomini.

   O del castalio fonte alme custodi,
belle vergini Muse,
io so ben che siete use
l’opere grandi inghirlandar di lodi,
e che i guerrier più prodi
san con l’aiuto vostro
cambiar forte sudor con dotto inchiostro.
   Quindi rimbomba più sonoro il canto
ov’è più grande il merto,
quindi poggia in su l’erto
del chiaro Olimpo di Goffredo il vanto;
che ad un eroe cotanto
cigno trovaste eguale,
onde il nome di lui splende immortale.
   Ei del sacro Giordan lungo la sponda
piantò divoti allori,
ei discacciò dei mori
da la santa città la turba immonda,
ei con la tepid’onda
del sangue indegno ed empio
lavò le macchie al profanato tempio.
   Non vana ambizion, non folle sdegno
il di lui petto avvinse,
ma per Dio l’armi ei cinse,
e fulminò l’usurpatore indegno;
e ’n cielo e ’n terra il regno
fondò con doppia palma,
coronando di gloria il nome e l’alma.
   Chiare memorie. In su l’aonio lido
per voi, musiche dive,
il bell’esempio vive,
e di lui più che mai celebre è ’l grido.
Ma fuor del patrio nido,
fuor degli aviti regni
van suoi degni nipoti esuli indegni.
   Duro a veder sì nobil sangue e chiaro,
propagator di regi,
scossi gli antichi fregi,
pondo vestir di peregrino acciaro,
ed (o dispendio amaro!)
per riaver il soglio
spender l’ire dovute al tracio orgoglio.
   Onde ben giustamente il ferro stringe
contra il furor francese
chi de le ingiuste offese
gli austriaci duci a vendicar s’accinge.
Cagion ben degna spinge
il tosco OTTAVIO a l’armi,
e ben degna cagion me spinge ai carmi.
   Grande splendor egli è de l’Arbia, e grande
splendor d’Italia tutta;
per lui mia cetra instrutta
di nuove corde or novi accenti spande,
che di febee ghirlande
musici fregi ordisco
al suo grand’elmo, e lauri a lauri unisco.
   Molte potrian trattarsi aure germane
con penna armoniosa;
qual colà non famosa
per le bell’opre sue sponda rimane?
Son per lui l’ire vane
e del Cimbro e del Goto,
scoccan per lui l’alte perfidie a vòto.
   Turbine aquilonar dal freddo polo
orribilmente sorse
impetuoso, e corse
a funestar de la Germania il suolo;
ei consparse di duolo
le stelle ai flutti ignote,
spento il furor de l’artico Boote.
   Ma son antiche glorie, e ne favella
con gran tromba la Fama;
là tra i Belgi mi chiama
a segnar altre vie gloria novella,
che ’n riva a la Mosella
or di Teon la villa
per novi lampi di valor sfavilla.
   Ella già paventava, intorno cinta
da cento armate schiere
e bellicose e fere,
il franco giogo, e di pallor dipinta
già si rendea per vinta,
quand’ecco di repente
Ottavio giunge, e par fulmine ardente.
   Giunge, combatte e vince; in van s’oppone
la fierezza al valore;
altri langue, altri more
de’ Franchi, altri è fugato, altri è prigione,
e ’l cesareo campione
preme i gallici fasti;
van delusi i disegni ingordi e vasti.
   Tal splende il tosco eroe, ma più soavi
per lui sciolgansi i canti;
né per crescergli i vanti
fia d’uopo rammentar gli onor degli avi,
se ben le sacre chiavi
resser nel Vaticano,
ed arricchîr di glorie il ciel romano.
   Degli avi il merto è un fregio onde s’onori
chi per sé poco vale,
vera gloria immortale
suol co ’l sangue comprarsi e co’ sudori;
tra i marziali orrori
un tal pensier ricetto
ha cred’io, Frangipane, entro il tuo petto.
   Quindi, benché per nobiltà fastoso,
a null’altro secondo
splende il tuo sangue al mondo;
ne la patria hai sdegnato un vil riposo,
e de l’eroe famoso,
che lodar tento, i passi
segui per l’erto, onde a la gloria vassi.

25: usurpatore > l’usurpatore; così come ha l’ed. del 1666. 52: mai > mia. 53: ‘nuove’, ‘novi’, oscillazione. 57: Molti > Molte. 58: pena > penna. 65: forte > sorse. 72: fama > Fama. 81: gioco > giogo. 88: a fugato> è fugato. 94: vanti > i vanti. 102: co ’l > col. 105: Frangipano > Frangipane, si accoglie la lezione del 1666. 106: bench’è > benché.





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