Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Ciro di Pers [1599 - 1663]

Poesie [1677]
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All’altezza serenissima dell’arciduca Leopoldo dopo l’ultima battaglia di Lipsia.

   Qual tu ti sia, Fortuna,
o nume vano o deità possente,
certo l’umana mente
or per per te si rischiara ed or s’imbruna,
ed ha il volgo in te sola i voti intesi.
Ma se raggi cortesi
d’amico cielo ei chiama i tuoi favori,
di cieca notte io vuo’ chiamarli orrori.
   Se dal cimmerio fondo
de l’Erebo la figlia atra se n’esce,
tutti confonde e mesce
i vari aspetti ond’è destinto il mondo;
mal si può ravvisar dal fiore il fiore,
che spiega un sol colore
l’intero prato, e non appar diverso
dal giallo il verde o dal vermiglio il perso.
   Là dove amica arridi,
il prudente e lo stolto, il forte e ’l vile
apparenza ha simìle;
sembran gli stessi i disleali e i fidi.
Tu, cieca, acciechi ognun; muta soggiorno,
che di virtude il giorno
spunterà chiaro, e si vedran destinti
quei ch’hanno al vero onor gl’animi accinti.
   Su Pindo amica Musa
più d’un esempio antico ebbe a narrarmi;
ma non fa mèta ai carmi
virtù che giaccia entro ai sepolcri chiusa;
anche la nostra età degna è di laude,
quindi mia cetra applaude
a un vivo eroe, che co’ suoi merti egregi
de’ secoli trascorsi offusca i pregi.
   Da l’Aquilone avverso
scoccò tetra procella incontro l’Austro,
e sotto il pigro Plaustro
nembi non pigri armò Borea perverso.
E l’incauta Germania ai proprii oltraggi
con pensier poco saggi
diede fomento, e volontaria corse
a ricettar nel sen l’ira de l’Orse.
   Da l’orride tempeste
o quante mèssi dissipate, o quante
rotte e disvelte piante,
e nudate di frondi ampie foreste;
anzi pur quanti abbandonati ovili,
abbattuti fenili,
disfatte mandre, ammutolite squille,
arse capanne e desolate ville.
   Musa, spiega più chiaro
il grave danno che ’l Teuton conturba,
da che l’artica turba
l’ambizioni e le perfidie armâro;
diciam di sangue ampi torrenti sparsi,
regni predati ed arsi,
spogliati altari e profanati tempî,
e cielo e Dio fatto ludibrio agl’empi.
   Con l’ingiusta falange
sovente militò Fortuna ingiusta,
ma di virtù robusta
trovò rincontro, ond’ancor Svezia piange.
Ah, che non è ’l valor sempre felice!
Misnia tre volte il dice,
io sol drizzo a la terza il canto mio,
rinforza i fiochi accenti, aonia Clio.
   O Leopoldo invitto,
d’augusti imperator fratello e figlio,
qual opra, qual consiglio
non ammirossi in te nel gran conflitto?
Qual officio di duce e di guerriero
con l’armi e con l’impero
non adempisti? E qual di morte aspetto
non disprezzò l’intrepido tuo petto?
   Tu con arte disponi
l’oste, e con arte gli ordini prescrivi;
tu l’ardimento avvivi
co ’l tuo proprio valor ne’ tuoi campioni;
non men prudente sei, né sei men forte
per la contraria sorte,
che tua virtù nel rotto campo intera
gloria acquista, perdendo, eterna e vera.
   Così del Santo in riva
ne l’ostil sangue orribilmente tinto
al fin cedea non vinto
il frigio Ettorre a la fortuna argiva.
Ben adatta il timon se ’n calma è ’l mare
ogni destra volgare;
ma del prode nocchier l’arte s’ammira
de l’avverse tempeste in mezo a l’ira.
   Ma perché inerme or posa
la man, terror de la Vandalia algente?
la man sola possente
del Baltico a domar l’onda orgogliosa?
Fuggitiva affrettar le tarde rote
sperai veder Boote,
e che l’Orse al fulgor del brando irato
bramasser, per celarsi, il mar vietato.
   E pur con ira ultrice
non s’adopra in frenar barbari insulti?
Musa, i consigli occulti
spiar de’ regnatori a noi non lice.
Risparmia forse a’ più remoti regni
i magnanimi sdegni,
e disegna trofei lungo il Giordano,
mentre oziosa par, la regia mano.
   Per l’obliquo viaggio
a condurne quel dì Febo s’affretta,
che la gran destra eletta
sia de’ cristiani a vendicar l’oltraggio,
che ’l sepolcro ritolga al Turco rio
de l’umanato Dio,
e che rinalzi l’abbattuta croce
per gli ampi regni del sultan feroce.
   Allor su ’l tespio lito
di Leopoldo ad eternar le lodi
in gloriosi modi
le trombe animerà spirto erudito.
Di questa mia stridula cetra in tanto,
deh, non si sdegni il canto,
che pur la cetra non sdegnar si vide,
mentre cessò da l’armi, il gran Pelide.

12: varii > vari. 12: ‘destinto’, così nel testo. 13: ma > mal . 27: fo > fa. 33: avverse > avverso. 34: terra > tetra. 36: borea > Borea. 47: ammutulite > ammutolite. 58: fortuna > Fortuna. 61: si sostituisce il punto interrogativo con quello esclamativo. 63: terra > terza. 64: clio > Clio. 68: si aggiunge il punto interrogativo a fine v. 71: adempesti > adempisti. 76: col > co ’l. 92: si aggiunge il punto interrogativo a fine v.





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