Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Ciro di Pers [1599 - 1663]

Poesie [1677]
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Pianto di bella vedova.

   In tenebrosa spoglia
il mio bel sole avolto
sgorga dal mesto volto
rivi amari di doglia;
ed io, che ’l miro in tanto,
mi lagno al suo lagnar, piango al suo pianto.
   Mentre d’umor gentile
sparge le vive rose
onde fan l’amorose
guancie animato aprile,
a me son quelle stille
d’inusitato ardor calde faville.
   Gemme liquide e belle,
umidetti tesori,
sì dolce uscite fuori
di due sì vaghe stelle,
che di veder m’avviso
portar invidia a sì bel pianto il riso.
   Cosa ’l mondo non have
di bello o di gentile,
se non quanto è simìle
a quel pianto soave?
È bello perché suole
lacrimoso dal Gange uscir il Sole;
   ed è bella l’Aurora
perché da l’oriente
di rugiada piangente
tragge il bel volto fuora;
e bello è solo il cielo
perché piange tal volta in fosco velo.
   Sol in pregio si tiene
il pellegrino odore
de l’arabo liquore,
perché là, in quelle amene
contrade avventurose,
è ’l pianto de le piante lacrimose.
   Sol è ricca e pomposa,
sol è cara e pregiata
quella goccia indurata
che sta nel grembo ascosa
de l’indica conchiglia,
perché a pianto sì bel si rassomiglia.
   Belle lacrime care,
cari nembi vezzosi,
ruscelletti amorosi,
onde dolci ed amare,
ben ha di ghiaccio il core
chi da voi non si parte ebro d’ardore.
   Se l’alma Citerea,
allor quand’ella nacque,
la cuna ebbe ne l’acque
de la marina egea,
il suo figlio Cupido
gode tra’ vostri flutti aver il nido;
   e, nocchier fortunato,
omai deposte l’ali,
fatti remi gli strali,
de’ miei sospiri al fiato,
la sua benda spiegando,
su ’l legno del mio cor gli va solcando.
   Forse, Alcide novello,
con due scogli di latte
fra quelle nevi intatte
del sen leggiadro e bello,
nel mar de la bellezza
vuol metter i confini a la dolcezza.
   O pur, fatto corsale,
scorrendo umidi i calli
de’ tremuli cristalli,
uncauti i cori assale,
per far con ricche palme,
rapace espugnator, preda de l’alme.
   Ma tu, bella piangente,
raffrena il pianto omai,
pon fine ai mesti rai,
ritien l’umor cadente,
poscia che deve il riso,
non il pianto, albergar nel paradiso.
   Non più, non più querele,
non più sospir dogliosi,
non più accenti pietosi,
che la pietà è crudele
in queli occhi omicidi,
con cui, piangendo i morti, i vivi uccidi.

11: stile > stille. 19: ave > have. 22: suave > soave; unica oscillazione. 22: si aggiunge il punto interrogativo a fine v. 38: preggiata > pregiata. 46: ode > onde. 53: cupido > Cupido.





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