Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Girolamo Fontanella [1612ca - 1643/4]

Da “Ode” [1638]
XXIX
[A Posilipo.]

   Paradiso del mare,
vaga reggia d’Amor, trono d’aprile,
Pausilippo gentile,
che, stendendo sul lito ombre gioconde,
incoroni le piagge, abbracci l’onde;
   in te placida vola,
refrigerio di vita, aura novella,
aura tremola e bella,
che sgombrando dal cor l’ombre e i martìri,
i sospiri d’amor cangia in respiri.
   Sacro albergo a le Muse,
odi mille intonar dolci istrumenti:
concertati concenti,
che sopra un legno di bandiere adorno
le sirene ch’hai tu sfidano intorno.
   Mille navi dipinte,
ch’hanno prore d’argento e poppe d’oro,
ricche d’alto lavoro,
ti corteggiano intorno; onde in vederle
ne le spume che fai produci perle.
   Hai di ricchi edifici,
prove illustri de l’arte, alteri fregi;
in te vengono i regi,
ed a stanzar ne le tue rive belle
scenderiano gli dèi fin da le stelle.
   Sei di Flora e di Teti
grazioso ricetto, altero nido;
e sul colle e sul lido,
con soavi armonie, pari e concordi
le sirene e gli augelli insieme accordi.
   In te l’alga è smeraldo,
bianca perla la spuma, argento l’onda,
bel cristallo la sponda,
vaga stella ogni fior pura e serena,
gemma fina la conca, oro l’arena.
   In quest’antri, in quest’ombre,
spesso il tenero Amor giunge danzando;
in quest’alghe posando,
baldanzosi nel cor, lieti nel viso,
chiaman Cerere e Bacco il canto e ’l riso.
   A delizie sì belle,
a sì dolci armonie ch’in te son mosse,
qui, se muto non fosse,
quando sopra de l’onde ergesi ed esce,
parlerebbe d’amor lo scoglio e ’l pesce.
   Salta il curvo delfino
con la coda forcuta entro i cristalli;
i suoi guizzi son balli;
e sì attento l’orecchio in te ripone,
ch’a la musica tua lascia Arione.
   Qui non morono i cigni,
come in riva del Po sovente avviene;
qui le belle sirene,
con melodia ch’è di dolcezza ordita,
dànno in vece di morte altrui la vita.
   O bel monte fra’ monti,
per delizia de’ sensi a noi risorto,
tu, pacifico porto
d’ogni mesto pensier, d’ogn’alma errante,
porti pace al nocchier, requie a l’amante.
   Grazioso il Tirreno,
con la bocca de l’onde il piè ti baci;
in quest’acque vivaci,
ove danzano ognor ninfe e tritoni,
mentre fiori li dài, perle ti doni.




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