Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Girolamo Fontanella [1612ca - 1643/4]

Da “Ode” [1638]
XL
Al sospiro.

   O sospiro gentile,
vaporetto d’amore,
spiritello sottile,
cittadino de l’aria, aura del core,
vivo seme d’ardor, fiato leggiero,
che sollevi la speme, alzi il pensiero;
   hai soave l’entrata
ed amara l’uscita
per la porta infocata
onde ha l’alma anelante aura di vita;
nasci e mori in un punto, e mentre nasci,
per poi breve morir, d’aria ti pasci.
   Tu sei l’eco sonante
de la querula mente,
che con voce anelante
senza lingua favelli, ombra dolente;
tu la musica tromba ond’io senz’armi
a battaglia d’amor sento sfidarmi.
   Tu con trepida chiave
apri l’uscio del petto,
ed a l’aria soave
dai legami del duol sciogli l’affetto;
e rompendo il silenzio in flebil suono
fra le nubi del cor produci un tuono.
   Invisibile alato,
movi il fervido volo,
e con tremolo fiato
lusingando il desio dài requie al duolo;
e ministro d’amor caldo ed accenso
ne l’esequie d’un cor spargi l’incenso.
   Tu, qual mantice vago,
nel calor di natura
vai con alito vago
ravvivando la vita entro l’arsura,
e rendendo di pianto umidi i lumi,
de l’incendio d’amor palesi i fumi.
   Zefiretto giocondo,
refrigerio agli ardori,
venticello fecondo
nato d’aria minuta in mezo i cori,
languidetto canor, flebil concento,
numeroso passaggio, alto lamento;
   or confuso fra’ denti
mormorando sommesso,
ti disperdi fra i venti,
e di singhiozzi un mormorio fai spesso;
or sui labbri raccolto esci indistinto,
e vieni fuor, pria che distinto, estinto;
   or qual fulmine scoppi,
con focoso baleno;
or t’accogli ed aggroppi,
e torni indietro a rimbombar nel seno;
e d’angoscia talor grave prodotto,
tra le fauci ristretto esci interrotto;
   or com èmpito uscendo
la parola accompagni;
or la voce rompendo
per la via de la gola, egro ti lagni;
or tremante vacilli, or muto un poco
esci in aura disciolto ardente e roco;
   or l’ambrosia amorosa
vai cogliendo dai baci
ch’una bocca di rosa
ne’ miei labbri a stampar viene tenaci,
e di brine soavi umido e infuso,
mescolato fra’ baci esci confuso.
   O sospiro, o respiro
de’ miei spirti anelanti,
per te vivo e respiro
fra le tempeste de’ miei lunghi pianti.
Or, pria che resti entro il mio duolo assorto,
tu, bel vento d’amor, menami in porto.




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