Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Girolamo Fontanella [1612ca - 1643/4]

Da “Ode” [1638]
XXXIV
Al melogranato.

   O piropo de’ campi,
ch’emulando la rosa
nel tesor di natura ardi ed avvampi,
e con bocca focosa
par che muto ragioni, e quante belle
hai faville d’amor, tante hai favelle;
   tu con vago cimiero,
ch’hai di porpora tinto,
sorgi in campo di fior molle guerriero;
e di foco dipinto
sfidi il gelido verno, e mentre t’armi,
ne le spine ch’hai tu, dimostri l’armi.
   Tu, fenice de’ colli,
col natale de l’anno
rinascendo più bello, il capo estolli
ove i rami ti fanno
glorioso corteggio, e in bel lavoro
la spoglia hai d’ostro e la corona hai d’oro.
   Sopra trono di frondi
reggi popol minuto
di vermigli granelli, orbi giocondi;
a ragion t’è dovuto
il bel nome di re, ché in vari segni
ne le celle ch’hai tu dimostri i regni.
   Per dar vita a’ tuoi parti,
che son molli rubini,
pellicano d’amor, t’apri in due parti,
e ’n due brevi confini,
da materna pietà venendo meno,
mostri lacero il fianco, aperto il seno.
   In te schiera volante
di solleciti Amori
sugge d’aureo licor manna stillante;
in te Zefiro e Clori
scherzan placidi e belli, e intorno al viso
ch’in tal forma cangiasti, aprono un riso.
   Quanti piccioli e belli,
graziosi e stillanti,
chiudi tu globi dolci, aurei granelli;
tanti cori d’amanti,
in compendio bellissimo ristretto,
possiede Lilla mia nel bianco petto.




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