Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Girolamo Fontanella [1612ca - 1643/4]

Da “Ode” [1638]
XXXIII
Alla cicala.

   Cicaletta innocente,
garruletta volante,
che con voce ridente,
bella nunzia di spiche, esci festante;
cittadina vagante,
che, cercando fra’ rami ombra tranquilla,
sei di Cerere bella organo e squilla;
   tu nel collo dipinto
hai sì vago monile,
che, di porpora tinto,
par di saggio pittor linea sottile;
tu leggiadra e gentile,
di due tenere fila il capo adorna,
in sembianza di luna ergi due corna.
   Tu, qual vago organetto,
variamente vergato
mostri il tenero petto,
onde musico spicca il dolce fiato;
tu nel colle e nel prato
fai rimbombar soavemente acuto
da le picciole canne il suono arguto.
   Tempri, musica estiva,
graziosa e vitale,
la bell’arpa nativa,
che con vago lavor porti ne l’ale;
e nel canto sei tale,
che nel caldo sudor, mentre il conforti,
a l’avaro cultor refugio apporti.
   Tu non pasci il digiuno
di semenza o di fronda,
ma nel tempo opportuno
rugiadoso licor libi gioconda;
gusti brina feconda,
ed amica de l’aria umida e pura,
de l’estivo calor tempri l’arsura.
   Tu non provi gli affanni
de la rigida etate,
ma nel corso degli anni
spiri dolci di vita aure odorate;
godi dolce l’estate,
e fuggendo del sol gli ardenti rai,
striduletta romita, a l’ombra stai.
   Ben valesti, volando
da scoscesa pendice,
graziosa cantando,
di rotta corda sostener la vice
sopra cetra felice:
ch’entro picciola gola, alta e sonora,
hai di musico spirto aura canora.
   Or tu spirami in seno,
vagabonda animella,
quel tuo fiato sereno,
quell’aura tua sì armoniosa e bella;
tu, romita novella,
fra sì bianchi oliveti accolta e chiusa,
su la cetera mia sarai la Musa.

19: nel collo e nel petto > nel colle e nel prato.





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