Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Antonio Bruni [1593 - 1635]

Da “Le Veneri” [1632]
XIII
[Per la reliquia del latte della Vergine.]

   Sacratissimo latte
a cui sono purissime ed eterne
fonti due mamme intatte,
virginali, materne,
che l’offriscono a lui ch’in rozze fasce
sazio è di gloria, e pur la gloria il pasce;
   fosti già sangue eletto
de le vergini membra unqua non grevi
di terreno difetto,
e de le bianche nevi
a le porpore tue diede il candore
più ch’ardor di natura ardor d’amore.
   Mentre il petto stillante
te, vie più che mortal, licor divino,
pascea Cristo lattante
stretto in povero lino,
chi sa che non spargesse i pregi tui,
e che allor non toccassi i labri a lui!
   O forse allor Maria
con prodigio d’amor dal sen ti sparse,
mentre il figlio languia
e sitibondo apparse,
perché bevesse umor di latte almeno,
non l’offerto amarissimo veleno!
   Tu degno sol, tu degno
che ’l cielo istesso i tuoi candori imiti
là de l’empireo regno
sui talami fioriti,
e che presti sol tu, mentre s’inalba,
la candidezza al cielo, il latte a l’alba;
   degno tu che, novello
fiume, sii specchio a le beate menti,
poiché il latteo ruscello
ch’ha le sponde lucenti,
benché scorra sul ciel stellato chiostro,
presso a te sembra d’ebeno e d’inchiostro.
   Anzi, perché tu sei
de la diva degli angeli fattura
e col dio degli dèi
sue viscere e sua cura,
dimostra alma trafitta e fioca voce
ella a piè de la croce ed egli in croce;
   là sui poggi stellanti,
con nov’ordine d’astri e sito estrano,
guardo di lumi amanti,
perché fregio sovrano
tu giunga a inestinguibili zaffiri,
tra la croce e la Vergine ti miri.
   Quivi, qualora il sole
con diadema di gemme e aurei lampi
de la celeste mole
scorre i prefissi campi,
riverente, adorando i tuoi candori,
ceda a le stille tue le stelle e gli ori.




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