Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Biagio Cusano [? - XVII sec.]

Da “L’armonia” [1636]
III
[Sedendo giudice in tribunale] .

   Io, che giudice altrui qui siedo in trono,
son fatto reo di deità terrena;
io, ch’a le colpe altrui parto la pena,
a chi pena mi dà, lasso, perdono.
   Quell’io, ne la cui man che punge e frena,
e l’altrui vite e l’altrui morti sono,
a l’empia ferità di tigre armena
de l’egra vita mia l’imperio dono.
   Altri al mio spesso riverito sguardo
timido agghiaccia; ed io, se miro mai
un bel volto avvampar, l’adoro e n’ardo.
   Giudice, invero, avventurato assai,
se, qual giudice ideo, giamai riguardo
di mia Venere ignuda i bianchi rai!




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