Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Gianfrancesco Maia Materdona [1590 - ?]

Da “Rime nuove” [1632]
XVI
Amante moribondo.

   Amici, io son ferito: il corpo esangue,
che vacilla e che trema, in piè reggete.
Chi mi ferì, vie più crudel d’un angue,
ebbe ognor di mia morte estrania sete.
   Con verdi fior, con freschi umor porgete
qualche ristoro a l’anima che langue.
Né meraviglia fia se non vedete
su queste membra mie piaga, né sangue.
   La mia piaga è nel cor: d’empio veneno
temprò lo stral, poi fe’ caderlo Amore
per la via de le luci entro il mio seno.
   Aita, oimè, che ’l piè mi manca e ’l core:
chiudete i languid’occhi a chi vien meno,
ed aprite il sepolcro a chi si more.




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