Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Gianfrancesco Maia Materdona [1590 - ?]

Da “Rime” [1632]
XXII
[Nell’ospedale degl’Incurabili di Napoli.]

   Ahi mondo, ahi senso! or ve’ qui tanti e tanti
in tende anguste, ancorché auguste, accolti!
Di profana beltà fûr tutti amanti,
tanto or tristi e meschin, quanto pria stolti.
   Per picciol riso hann’or continui pianti,
portan l’inferno ai cor, la morte ai volti,
vita speranti no, vita spiranti,
morti vivi e cadaveri insepolti.
   Questi è in preda al martìr, quegli al furore;
un suda, un gela, un stride, un grida, un freme,
un piange, un langue, un spasma, un cade, un more.
   Quinci impara, o mortal: dolce è l’errore,
breve è ’l gioir; ma pene amare estreme
dà spesso al corpo, eterne sempre al core.




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