Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Gianfrancesco Maia Materdona [1590 - ?]

Da “Rime” [1632]
XVI
[Il gioco del pallone.]

   Ignudo il petto alabastrino e bello,
se non quanto il copriva un lino adorno,
per temprar con bel gioco il lungo giorno
formava Ascanio mio nobil duello.
   Battea con picciol globo i sassi, e quello
scacciava al salto, e s’a lui fea ritorno,
correa, lo dibattea, lo fea d’intorno
girar, volar, quasi fugato augello.
   Assai più che la palla, il cor feriva;
largo, più che ’l sudor dal bel sembiante,
dagli occhi de l’amanti il pianto usciva.
   Premean, più che ’l terren, l’alma le piante,
e la vampa d’amor, più che l’estiva,
fean cocente provar le luci sante.




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