Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Gianfrancesco Maia Materdona [1590 - ?]

Da “Rime” [1632]
VII
[Lo sdegno liberatore.]

   Qual uom talora in alta notte suole,
mentre i sensi ha sopiti, ebra la mente,
scorgere assalti di perduta gente,
e fugge e teme e si contrista e duole,
   se poi vien desto a l’apparir del sole,
ogn’affanno da sé fuga repente,
e ’l Ciel loda e ringrazia immantinente,
che i passati timor fûr ombre e fole,
   tal io, mentre t’amai, spietati morsi
d’amore e gelosia provar mi parve,
onde sentia dal cor l’alma disciorsi;
   ma poi che sdegno a risvegliarmi apparve,
giubilai tosto; e al Cielo grazie porsi,
che fe’ da me sparir fantasmi e larve.




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