Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Marcello Macedonio [1582 - d1620]

Da “Le nove Muse” [1614]
IX
Ritratto della Primavera.

   Tirsi, pastor de l’arcadi montagne,
mentre l’orma seguia
di sì candida greggia,
ch’i suoi fiocchi lanosi
parean velli nevosi,
dal selvaggio balcon d’un verde poggio
gittando in sen d’un prato
lo sguardo a l’improviso,
conobbe in lui di Primavera il viso,
e disse: — Oh meraviglia!
un pittor ingegnoso è fatto aprile:
ei componendo i fiori
ha temprati i colori,
e quasi in rozza tela
Primavera sua figlia in questa riva
pennelleggiata ha sì, che sembra viva.
Quei purpurei giacinti,
freschi non men che belli,
parte in fila disposti e parte accolti,
pingono i suoi capelli,
parte in treccia annodati e parte sciolti.
Son degni poi quei candidi ligustri
ch’a ritratto sì bel servan di fronte.
Ma quanto son vivaci
quei rugiadosi fasci
d’azurre violette
sparse di nere stille;
ed a chi non parranno occhi e pupille?
Che dirò poi de l’infiammate rose?
O rosseggian distinte in due pratelli,
confondendosi ai gigli,
e figuran due guancie,
o ristrette in un cespo,
che sol non anco tocca,
a l’imago gentil forman la bocca.
E perché magistero
più grande in lei si scopra,
l’autor di sì bell’opra
co ’l bruno verde de le folte erbette
fra tanti lumi suoi l’ombre vi mette.
O mirabil pittura,
quando feo te, si fece arte natura.




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