Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Marcello Macedonio [1582 - d1620]

Da “Le nove Muse” [1614]
VI
Disfida dell’acque e dell’aure.

   ACQUE
Cedete, aure volanti,
cedete a l’acque belle,
che vi son pur sorelle,
gli alteri vostri vanti.

AURE
V’adornan molti fregi,
acque, ma quando ardite
entrar con l’aure in lite,
pèrdono i vostri pregi.

ACQUE
Noi siam tesor del prato,
argento fuggitivo,
zaffiro molle e vivo,
diamante distillato.
In petto a le montagne
filze di perle fine
e serpi cristalline
sembriam per le campagne.

AURE
E noi, spirti vitali,
che scorriam gli elementi,
quasi angeliche menti,
con invisibil ali,
figlie de l’aria pura
e nunzie de l’aurora,
e compagne di Flora
e sospir di natura.

ACQUE
Noi degne che ne rubi
il Sol di man dal mare
e n’alzi a trionfare
sul carro de le nubi.

AURE
Noi possiam da’ suoi raggi
i corpi altrui schermire,
quand’ei più scalda l’ire
nei lunghi suoi viaggi.

ACQUE
Noi, sangue dei terreni,
latte che nutre l’elci,
nettare de le selci,
manna degli orti ameni;
noi, vita d’ogni stelo
e specchio ai boschi folti
e pittrici dei volti
e ritratti del cielo.

AURE
Noi, penne degli odori
e linguaggio d’aprile
e musica gentile
a cui ballano i fiori;
e noi, fiato del mondo,
che spira al spirar nostro;
che più? flagello vostro,
che vi scote dal fondo.

ACQUE
Ben sète ingiuriose,
aure mormoratrici,
aure vendicatrici,
ben sète ingiuriose.

AURE
Deh, garrule, tacete;
voi che già cominciaste,
voi che ne provocaste,
temerarie ben sète!

AURE, ACQUE
Or cessino gli sdegni,
né si cerchi vittoria,
ma sia pari la gloria
di sì congiunti regni.




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