Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Autori anonimi [XVII sec.]

Da “Minerva al tavolino” [1681]
II
Le lucciole.

   Chiuda pur dense nubi e versi il maggio
sotto larve di verno i suoi sembianti;
ch’a nero ciel, per un sentier selvaggio,
m’apron la via le lucciole vaganti.
   Vivi baleni e facelline erranti
fanno a l’ombre più cieche un chiaro oltraggio;
e, quasi di natura alati incanti,
cangian le fughe in lampi, il volo in raggio.
   Su, sparite, timori, ecco d’intorno
d’animati rubin l’aria s’indora,
e ne le notti mie non manca il giorno.
   A che temer? A che spettar l’aurora?
Non curo il sol, se sa, del cielo a scorno,
produr le stelle sue la terra ancora.




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