Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Battista Guarini [1538 - 1612]

Rime [1663]
Sonetti
LVIII
Al signor Scipione Gonzaga, che fu poi cardinale, che secondo le leggi degli Accademici Eterei avea lodato l’autore nel principato di lui.

   S’io fussi al suon de la faconda lingua
vostra, signor, come vorrei, conforme,
destar vedreste il nome mio che dorme
sì, che letargo al fin temo l’estingua.
   Vostro valor, che ’l mio difetto impingua,
prende da sé quelle sì vaghe forme,
forse perché me ’nvesta e me n’informe
sì, che l’arte dal ver non si distingua.
   Voi, quasi il sol ch’ignobil vetro allume,
ver’ me spiegando il vostro raggio altero,
adombrate in altrui quel che voi sète.
   Se dunque splende in voi, gran Scipio, il vero,
di me tacendo a noi lo stil volgete,
ché quel che mio vi sembra è vostro lume.




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