Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Francesco Bracciolini [1566 - 1645]

Da “Raccolta di sonetti d’autori diversi ed eccellenti dell’età nostra” [1623]
VIII
A Borea.

   Borea, che il ciel con le tue penne algenti
disciogli et apri, e ’l mondo aggiacci e induri,
e involandone il sol nuvoli oscuri
tu sol ne rendi i suoi bei raggi ardenti,
   deh perché, lasso, a serenar le menti
non hai tu forza, e del mio cor non furi
torbida impression d’affetti impuri,
che ragion quasi e i suoi bei lumi ha spenti?
   Pregoti, se ’l puoi far, tuo giel mi spira
nel fianco e ’l purga; o refrigerio almeno
porgi a le fiamme. Ahi, ma ’l contrario io sento,
   ché tu l’accendi. Almen contr’esse l’ira
destassi tu, ch’ella è pur foco al seno.
Ma che val mia ragion s’io prego il vento?




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