Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Lorenzo Casaburi Urries [? - XVII sec.]

Da “Le quattro stagioni” [1669]
VI
Mi glorio di me stesso per esser venute molte bellissime dame a sentire alcuni miei componimenti poetici.

   Coronatemi, o lauri. Il tracio legno
a te, cetera mia, ceda i suoi vanti:
ché se quegli placò lo stigio regno,
tu cieli di beltà tragger ti vanti.
   De’ Campidogli tuoi l’alto disegno
io non invidio, o Tebro, a’ tuoi regnanti;
ché teatro più nobile e più degno
m’alzâr di belle ciglia archi stellanti.
   Mecenati, or non più chieggio a’ destini,
che d’alme bocche al plettro mio sonoro
s’apran arche di perle e di rubini.
   Taccia chi inutil chiama il dio canoro:
ché di candidi petti e biondi crini
tratti ho monti d’argento e fiumi d’oro.




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