Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Alfonso Antonini [1584 - 1657]

Da “Rime” [1615]
LIX
Le treccie.

   Belle treccie inanellate,
cari lacci del cor mio,
ragionar con voi desio
e lodar vostra beltate.
Voi, che l’anima mi legate,
perché ’l canto a pien distingua,
discioglietemi la lingua.
   Altro nume io non invoco;
non comincio in altro nome,
che nel vostro, belle chiome.
Inalzate il carme fioco,
raddolcite il canto roco,
ministrate novi fregi
voi medesme ai vostri pregi.
   Crespe chiome, aurate chiome,
dolci rai de la mia stella,
de la fronte eburnea e bella
biondi onori e ricche some,
pari a voi non è ch’inchiome,
là nel ciel contrario al plaustro,
crin di stelle il capo a l’Austro.
   Sei voi sète al ciel disciolte,
sì che Zefiro vi sferzi,
quanti giri e quanti scherzi
fate voi lucide e folte?
Così, lasso, a scherzar vòlte
con insidie non udite,
tra gli scherzi il cor ferite.
   Cari crini, e cari anelli
indorati e luminosi,
come pur sì preziosi
sète voi senza gioielli?
Ah, che in vece Amor di quelli,
nobil fabro, in quei begli ori
ha legati tanti cori.
   Dimmi, chioma lascivetta,
se ti sparge e ti raccoglie,
se ti rota e se ti scioglie
l’odorata e fresc’auretta,
la prigion rigida e stretta
che mi chiude il core in guai
si discioglie ella giamai?
   Bella chioma, chioma d’oro,
che, ondeggiando in aurei flutti,
spieghi un pelago di lutti,
di tempeste e di martoro;
il mio cor, ch’erra fra loro,
vago, naufrago, disperso,
deh non resti in te sommerso.
   Scorgal fuor de l’onde felle
de’ tuoi lumi, o Clori algente,
l’Orsa gemina lucente,
e, in virtù de le tue stelle
scorto fuor de le procelle,
prenda porto la sua poppa
dov’hai l’una e l’altra poppa.




5




10




15




20




25




30




35




40




45




50




55

poesialirica.it - gennaio 2008 - Ideazione e realizzazione a cura di admin@poesialirica.it