Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Alfonso Antonini [1584 - 1657]

Da “Rime” [1615]
LVIII
La Rapina.

   In un prato solingo
traea la bella Silvia il sonno estivo;
quand’io colà guardingo
mossi il furato core e ’l piè furtivo.
Vaneggiava lascivo
il crine intorno al volto,
e l’aura intorno al crine.
Piovea d’umide brine
l’alba di quel bel viso un nembo folto;
e in un cheto occidente
posava de’ begli occhi il sol lucente.
   Alor colsi anelante,
per temprar del mio cor gli aspri martìri,
da la bocca spirante
timidi baci e tepidi respiri,
e i fervidi sospiri
tra le sue labra immersi.
Ma fatto in tanto audace,
mossa la man rapace,
a la gloria d’Amor l’uscio m’apersi;
e provai di RAPINA
in dolcezza mortal gioia divina.
   O guerriera amorosa,
de le piaghe d’Amor medica ardita.
O RAPINA pietosa;
che, se rapisci amor, doni la vita.
Per te giace ferita,
per te fiaccata e scossa
la crudeltà superba
che in un bel sen si serba,
qual d’amoroso fulmine percossa;
né vita aver può un core,
se perde speme e non rapisce amore.
   Tu sei d’Amor non solo,
ma vita di Natura. Ecco fecondo,
da l’Austro al freddo polo,
tutto gioir ne le rapine il mondo.
Nel suo grembo profondo
rapisce il mare infido
spesso le navi erranti.
E le navi volanti,
che, serpendo su ’l mar, fuggono al lido,
posson col bianco velo
l’aure rapir, benché fugaci, al cielo.
   A voi l’aure gli odori
furan, vaghi fioretti, occhi d’aprile.
A voi Borea gli onori,
frondi, de’ tronchi rustico monile.
Ferisci col focile
la dura selce esangue.
Tranne in vece di stilla
infiammata favilla;
se non ha che rapir, subito langue.
E pur la fiamma anch’ella
è rapita dal ciel, che la rappella.
   Volgi la mente al sole;
vedrai Clizia rapita al suo bel lume.
La licaonia prole
di rapir l’indo sasso ha per costume.
E l’istesso volume
de le stellate piagge,
se splende, o se s’imbruna,
gode nel ratto: l’una
sfera l’altra rapisce e seco tragge.
E la RAPINA cria
la canora beata melodia.
   Ma che? tu, Silvia, ancora
non sei Silvia rapace? Il tuo bel viso
non rapì da l’Aurora
le rose, e gli occhi e ’l crin dal paradiso?
Non ha rapito il riso
le sue perle e i coralli
a l’eoo oceàno?
voi, bel piè, bella mano,
l’avorio agli’Indi et a le stelle i balli?
Tal te stessa arricchisti;
e tanto bella sei, quanto rapisti.
   Frena qui, Musa, il canto,
e mira come in raccontar tu stessa
de la RAPINA i fregi,
con scarse glorie le rapisci i pregi.




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