Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Alfonso Antonini [1584 - 1657]

Da “Rime” [1615]
XLIV
Nel medesimo soggetto.

   Ancor mi neghi e mi distruggi, o cruda,
or che un letto medesmo ne ristora,
e, spengendosi il sol ne l’onda mora,
in queste braccia mi t’arreca ignuda.
   Che pave e trema, e che sospira e suda
l’anima tua del vaneggiar de l’ôra?
E pria che giunga il dio che l’onda indora,
teme che ’l mar non la raccoglia e chiuda?
   Folle, no ’l vedi a tua beltà placato?
A tua beltà, de le beltà fenice,
giacersi quasi stupido, insensato?
   Or qui di morte paventar non lice,
se non ti piace in sì tranquillo stato
con la morte d’Amor farmi felice.




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