Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Alfonso Antonini [1584 - 1657]

Da “Rime” [1615]
XXI
Si duole d’un uomo vilissimo che godeva una gentildonna.

   In duo begli occhi il vivo esempio eterno
de la pura beltà tutto raccolto,
e le grazie rinchiuse in un bel volto
fruisci, anima vile, ombra d’inferno.
   Empie leggi d’Amor, fero governo,
tiranno dio, se di tua face è sciolto
l’infame foco, o non più tosto tolto
da le fornaci torbide d’Averno.
   Ahi, sacrileghe fiamme, omai pens’io,
che ’l suo impero qua giù sotto la luna
concede a la dea cieca il cieco dio.
   Secol crudel, se sonnacchioso in una
il dio d’amor tra gli ozii ebro d’oblio
ha lasciato il suo impero a la Fortuna.




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