Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Ridolfo Campeggi [1565 - 1624]

Da “Rime” [1608]
Sonetti
LXXXVII
Del signor Girolamo Preti all’autore.

   Ardo, ma la mortal vorace arsura
sta nel centro del cor celata e chiusa.
Solo il cener del volto il foco accusa,
e i sospir, quasi fumo e nebbia oscura.
   Pur che taccia il mio cor, d’altro non cura.
Né di morir, ma di parlar ricusa;
e la loquace mia garula Musa
nel silenzio il mio foco asconde, oscura.
   RIDOLFO, insegna al mio pensiero errante,
tu ch’hai congiunto il mirto al sacro alloro,
d’esser facondo insieme e muto amante.
   Questo sol bramerei lieve ristoro:
languir, morir a que’ begl’occhi avante,
e dir (ma pur tacendo): I’ amo e moro.




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