Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Ridolfo Campeggi [1565 - 1624]

Da “Rime” [1608]
Sonetti
XXXI
Al signor. Giovan Battista Marino.

   Prendi il dono (o MARIN) cui portatore
t’appresenta un desio sincero e schietto;
da te sia accolto sì, ch’abbia ricetto
ne la memoria almen, se non nel core.
   Traluce in lui, quasi in cristallo, Amore,
amor di Virtù nato, amor perfetto,
amor che, radicato in nobil petto,
per accidente uman già mai non muore.
   Il don son io, son io ch’a te mi dono,
dotto MARIN, MARIN cui porto impresso
in mezo di quel cor ch’io t’ofro in dono.
   Gradisci tu quanto donar concesso
è al poter mio; duolmi ch’io nulla sono,
ma non posso dar più, s’io dò me stesso.

11: ‘t’ofro’, così nel testo.





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