Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Giacinto Lodi [? - XVII sec.]

Da “Rime e prose” [1631]
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Protesta al signor Annibale Mariscotti, prencipe dell’Academia della Notte, di non poter sodisfare al debito con l’Academia d’una composizione amorosa, dolendosi d’esser medico.

   Tratto sempre, signor, ne l’altrui vene
gli effetti amari de’ febbrili ardori,
e come vuoi ch’io possa d’Ippocrene
su le carte stillar musici umori?
   Sai che se quella fiamma entro sen viene
l’aure vitali a divorar ne’ cori,
va incenerito ogni amoroso bene,
che s’ardon l’ali i lascivetti Amori.
   E s’a temprar questa memoria acerba
verga un foglio talor metrica stilla,
onde il fiero destin si disacerba,
   non è incendio però quel che scintilla;
e che fra quelle ceneri si serba
d’un mio foco primiero una favilla.




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