Parnaso Italiano
Repertorio della poesia italiana tra Cinquecento e Seicento
Claudio Achillini [1574 - 1640]

Poesie [1632]
LXXIX
Cavaliere impaziente delle tardate nozze, scrive alla sua bellissima sposa questa lettera.

   Se i languidi miei sguardi,
se i sospiri interrotti,
se le tronche parole
non han finor potuto,
o bell’idolo mio,
farvi de le mie fiamme intera fede,
leggete queste note,
credete a questa carta,
a questa carta in cui
sotto forma d’inchiostro il cor stillai.
Qui tutti scorgerete
quegl’interni pensieri
che con passi d’amore
scorron l’anima mia;
anzi avampar vedrete,
come in sua propria sfera,
ne le vostre bellezze il foco mio.
Non è già parte in voi
che, con forza invisibile d’amore,
tutto a sé non mi tragga.
Altro già non son io
che di vostra beltà preda e trofeo.
A voi mi volgo, o chiome,
cari miei lacci d’oro:
deh, come mai potea scampar sicuro,
se come lacci l’anima legaste,
com’oro la compraste?
Voi pur, voi dunque sète
de la mia libertà catene e prezzo.
Stami miei preziosi,
bionde fila divine,
con voi l’eterna Parca
sovra il fuso fatal mia vita attorce;
voi, voi capelli d’oro,
voi pur sète di lei,
che tutta è foco mio, raggi e faville;
ma se faville sète,
ond’avien che d’ogni ora
contra l’uso del foco in giù scendete?
Ah, che a voi per salir scender conviene,
ché la magion celeste, ove aspirate,
o sfera degli ardori, o paradiso,
è posta in quel bel viso.
Cara mia selva d’oro,
ricchissimi capelli,
in voi quel labirinto Amore intesse
ond’uscir non saprà l’anima mia.
Tronchi pur morte i rami
del prezioso bosco,
e de la fragil carne
scota pur lo mio spirto,
che tra frondi sì belle, ancor recise,
rimarrò prigioniero,
fatto gelida polve ed ombra ignuda.
Dolcissimi legami,
belle mie pioggie d’oro,
qualor sciolte cadete
da quelle ricche nubi
ove raccolte sète,
e cadendo formate
preziose procelle,
onde con onde d’or bagnando andate
scogli di latte e rive d’alabastro:
more subitamente,
o miracolo estremo
d’amoroso desio,
fra sì belle tempeste arso il cor mio.
Cedano pur a voi,
bellissimi capelli,
quelle chiome che il sole
spiega ne l’oriente, in sul mattino,
quelle chiome che il mondo Aurora appella.
Ceda pur di bellezza
il favoloso crin di Berenice.
Ma che dirò di voi, lumi divini,
lumi, miei dolci lumi, intorno a cui,
invisibil farfalla,
vola e rivola ogni or l’anima mia?
Voi pur, begli occhi, sète
le delizie d’Amore e ’l paradiso.
In voi questo cor mio,
su l’ali d’un sospiro sollevato,
quasi se stesso di dolcezza oblia,
e viveria beato,
se non che in sì bel loco
a le glorie d’Amor congiunto è il foco.
O bellissimi lumi,
fonti de le dolcezze,
per voi sue proprie strade Amor passeggia,
per voi sen passa al core,
per voi dal cor sen riede,
ma tornando e partendo,
in voi perpetuamente Amor soggiorna.
Voi pur, voi dunque sète,
o meraviglia estrema,
in un punto d’Amor varco e riposo;
per voi, lumi divini,
belle porte del cielo,
ad un ardor che strugge, entrò ’l cor mio;
onde posso ben dire,
poscia che sento farsi
il mio bel foco eterno:
per le porte d’un ciel corsi un inferno.
Occhi, lucide stelle,
che dal sole d’Amor la luce avete,
deh non spendete in vano,
deh non spargete que’ beati sguardi
per oggetti terreni;
mirate ed intendete
com’è gloria di voi la fiamma mia.
Ma che favello sol di chiome e lumi?
Idolo mio, voi sète
tutto, tutto bellezza, io tutto foco.
Chi quella bella bocca
rimira e non languisce,
degno è ben che pietoso altri sospiri
d’un’anima sì fredda il duro sasso.
O bei labri vermigli,
radici umide e dolci
di teneri coralli,
radici sovra cui,
sul meriggio d’Amor, vedrò sovente
e nascere e fiorire
i legitimi baci a la mia bocca.
Ma tu, bocca d’Amore,
vieni, ch’omai t’aspetto a le mie gioie.
Vieni tu, del mio cor fiamma e tesoro,
ch’a l’altre tue bellezze,
che con silenzio riverente inchino,
sarò consorte e sarò servo amante.
Ma già l’ora m’invita,
o degli affetti miei nunzia fedele,
cara carta amorosa,
che da la penna io ti divida omai;
vanne, e s’Amor e ’l cielo
cortese ti concede
che de’ begli occhi non t’accenda il raggio,
ricovra in quel bel seno;
chi sa che tu non giunga
da sì felice loco
per sentieri di neve a un cor di foco?

78: si aggiunge il punto interrogativo. 99: entro > entrò.





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